Storie di strade e case DEVO FERMARMI A CASA TUA

Seguiamo Gesù nelle case in cui entra, nella vita fatta storia, e non al tempio. Al suo fianco in case normali, alcune rotte, altre perfette, ma mai nei palazzi dei potenti, vedendo piano piano emergere sempre più una delle strutture portanti e decisive del vangelo, anzi di tutta la Bibbia: la preferenza del piccolo, l’economia della piccolezza. È l’esodo di Dio, il suo esodo perenne in cerca del dolore della terra, che assetato di stelle, è già partito in cerca del suo pozzo e l’ha trovato in una casa, dove ha ripreso dimora la vita. Al tempio Gesù preferisce la casa; senza paludamenti sacri indossa il grembiule della donna presa dalle faccende, o la tunica rimboccata del pescatore a testa bassa sulle reti. Vuole stare là dove l’uomo e la donna vivono la normalità più vera. Dove si ama, si genera, si nutre, si cresce, si rompe, ci si riconcilia e benedice, dove si piange e ci si saluta per l’ultima volta. Dove i figli fioriscono in grazia, dove si posa l’ala impietosa e severa della malattia. E nascono parabole e miracoli.

“Amo le porte aperte, quelle che fanno entrare notti e tempeste, polline e spighe. Amo le porte aperte, reti squarciate, buchi nella pietra, nella seta, nella chiesa, che aprono su spazi da esplorare.
Amo le porte aperte dei testardi amanti, dei pericolosi visionari, di chi ha fatto voto di “vastità”, strade per tutti noi di un paradiso che è già qui. Amo le porte aperte di Dio”
Francesco Fiorillo
La benedizione delle case Luigi Verdi
Ermes Ronchi

La verità

Sentinella quanto resta della notte?


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