Io vagabondo …

I Nomadi
Io vagabondo (che non sono altro)
Nomadi

MEZZO SECOLO VAGABONDO: L’ITALIA CUI APPARTENGO IO

Di paolo-fusi

Loro, Augusto e Beppe, li chiamavano i Monelli. Non avevano nemmeno 15 anni, ed una Reggio Emilia assonnata e contadina, come era nel 1960 e nel 1961, era per loro la “grande città”, perché venivano da Novellara, che aveva poche migliaia di persone sparse tra frazioni e contado, ed alla Scuola Media due ragazzi che non riuscivano a star fermi, che studiavano ma non sopportavano le ore chiusi in classe, li chiamavano Monelli, ma avrebbe potuto essere peggio…

Disegno del fumettista FAM, in cui appaiono tutti gli ospiti famosi del Ristorante Da Vito in Via Musolesi – la crema di mezzo secolo di cultura italiana, da Guccini a Dalla e de André, da Gaber a Fernanda Pivano, da Ivan Della Mea a Ron, Augusto Daolio, Bonvi, Magnus, Vecchioni e chi più ne ha più ne metta

Beppe è un anno più vecchio, e viene da una famiglia che ha anche qualche bestia, un’aia piena di bambini e di voci di compagni (la storia del PCI di Novellara è piena di Carletti, che è il cognome anche dell’attuale sindaca) ha imparato fin da piccino a suonare la fisarmonica e, in chiesa, a suonare l’organo. Ad orecchio, mica per diventare il Bach della Bassa. Beppe scrive melodie, e nel 1963, incontra un ragazzo modenese, molto più grande di lui, che scrive dei testi formidabili, ma che non ha la maestria allo strumento che ha il moccioso di Novellara. Quel ragazzo, nel 1963, si è da poco trasferito alla Cirenaica, a Bologna, in Via Paolo Fabbri 43, a pochi metri dal bar-ristorante da Vito, in Via Musolesi, dove ci si ritrovava tutti per discutere, bere, suonare, cantare, imparare ad amare la vita.

I Nomadi nel 1969, Beppe Carletti al centro, Augusto Daolio alla sua destra

>>> www.glistatigenerali.com/vagabondo

Io vagabondo (che non sono altro)
Nomadi


2 risposte a "Io vagabondo …"

  1. L’ha ripubblicato su giro bloggando …e ha commentato:

    Io vagabondo (che non sono altro)
    Nomadi
    Io un giorno crescerò,
    E nel cielo della vita volerò,
    Ma un bimbo che ne sa,
    Sempre azzurra non può essere l’età,
    Poi una notte di settembre mi svegliai
    Il vento sulla pelle,
    Sul mio corpo il chiarore delle stelle
    Chissà dov’era casa mia
    E quel bambino che giocava in un cortile:
    Io vagabondo che son io,
    Vagabondo che non sono altro,
    Soldi in tasca non ne ho ma la su mi è rimasto Dio.
    Si la strada è ancora là,
    Un deserto mi sembrava la città,
    Ma un bimbo che ne sa,
    Sempre azzurra non può essere l’età,
    Poi una notte di settembre me ne andai,
    Il fuoco di un camino
    Non è caldo come il sole del mattino
    Chissà dov’era…

    "Mi piace"

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